Abbiamo caricato in un browser reale oltre 10.000 e-commerce italiani e 374 società quotate in Borsa Italiana, e abbiamo registrato quali cookie venivano depositati prima che l’utente esprimesse una qualsiasi scelta.

Non stime, non sondaggi: misurazioni dirette, sito per sito. È l’Osservatorio Standards sulla Compliance Digitale, e questo è quello che ha trovato.

I quattro numeri che contano

Il dato che colpisce di più, però, è un altro: 4.032 aziende hanno installato un sistema di gestione del consenso — Iubenda, Cookiebot, OneTrust — e nella quasi totalità dei casi quel sistema non blocca realmente i tracker. Hanno pagato la soluzione e conservato il problema.

Perché il banner non basta

È l’equivoco più diffuso, e spiega da solo quasi tutti i numeri qui sopra.

Installare un cookie banner non rende conforme un sito. Il banner è l’interfaccia con cui si raccoglie la scelta: se dietro non c’è un blocco tecnico effettivo degli script, i cookie di profilazione partono comunque al primo caricamento della pagina — mentre il banner è ancora sullo schermo.

Le Linee Guida del Garante del 10 giugno 2021 sono esplicite su questo punto: il consenso deve essere preventivo. Un consenso raccolto dopo che il tracciamento è già iniziato non è un consenso.

Nella pratica il difetto nasce quasi sempre in fase di installazione: il sistema di consenso viene messo online senza mappare gli script già presenti, e quelli continuano a caricarsi come prima. Da fuori tutto sembra a posto. Da dentro, no.

Il dettaglio per settore

Nessun settore si salva, ma con sfumature che raccontano qualcosa:

Settore Cookie prima del consenso
Farmacie 99%
Turismo 99%
Salute e bellezza 98%
Moda 98%
Alimentare 98%
Bambini e giocattoli 97%
Elettronica 97%
Scommesse e gioco 41%

L’eccezione è il dato più interessante di tutta la rilevazione. Il settore del gioco e delle scommesse mostra una conformità enormemente superiore agli altri — plausibilmente per effetto della vigilanza più stringente cui è già sottoposto.

La lettura è difficile da evitare: dove il regolatore vigila da vicino, la compliance migliora. Non è una questione di buona volontà delle imprese, è una questione di attenzione percepita.

Come abbiamo misurato

Il metodo, con i suoi limiti dichiarati:

Va detto con altrettanta chiarezza cosa questo lavoro non è: lo screening è un’analisi di primo livello. Rileva segnali oggettivi, non sostituisce il parere legale sul caso concreto. Un dato anomalo è un punto da approfondire, non una condanna.

Cosa farne, se sei un’impresa

Tre verifiche che puoi fare oggi sul tuo sito, senza consulenti:

Se anche una sola verifica dà esito incerto, il sito rientra con ogni probabilità in quel 97,8%.

Perché lo abbiamo pubblicato

Non per allarmare. In un mercato in cui quasi nessuno è realmente in regola, esserlo diventa un elemento di distinzione verso clienti, partner e investitori — oltre che il modo di evitare una sanzione.

E perché sul tema circolano molte opinioni e pochi dati. Abbiamo preferito contribuire con i secondi.

Il report completo

La rilevazione integrale — oltre 10.000 imprese, 17 settori e le società quotate di Borsa Italiana, con il quadro normativo di riferimento — è disponibile su richiesta per imprese e professionisti.

Per riceverlo, scrivici dalla pagina contatti indicando “report Osservatorio” nel messaggio, oppure invia una mail a info@standardslegal.it. Te lo mandiamo noi.

Approfondimenti

Vuoi sapere se il tuo sito rientra in quel 97,8%? Scrivici l’indirizzo e ti diciamo cosa abbiamo rilevato, senza impegno. L’area privacy è seguita dall’Avv. Elio Viola, Data Protection Officer certificato.